Mino Maccari

Mino Maccari è stato uno dei più acuti, feroci e colti protagonisti del panorama culturale e satirico italiano del XX secolo. Laureato in Giurisprudenza e reduce della Grande Guerra, abbandona precocemente la professione forense per dedicarsi interamente all’arte e al giornalismo. Nel 1926 assume la direzione de Il Selvaggio (fino al 1942), rivista fulcro del movimento di “Strapaese”, trasformandola da foglio politico a sofisticato organo di fronda culturale, satira e arte.

Inizialmente legato al fascismo intransigente, avvia un precoce distacco ideologico negli anni ’30 durante la sua esperienza come caporedattore de La Stampa a Torino, a contatto con le realtà operaie. Da quel momento, la sua presenza nel mondo editoriale si fa intensissima e trasversale, firmando collaborazioni storiche che vanno da Omnibus di Leo Longanesi a Il Primato di Bottai, fino a diventare colonna portante de Il Mondo di Mario Pannunzio nel secondo dopoguerra.
Riconosciuto dalla critica come un artista completo, Maccari ha saputo fondere magistralmente la pittura e la grafica d’avanguardia:

La Pittura: Caratterizzata da evidenti accentuazioni cromatiche, stesure libere e pennellate veloci, cariche di una graffiante urgenza espressiva.

L’Incisione e il Disegno: Contraddistinti da un segno violento, dinamico e immediato. La sua sterminata produzione di xilografie, linoleum, acquarelli e disegni lo ha reso l’illustratore d’elezione per editori di prestigio (Vallecchi, Laterza), dando vita a sodalizi con intellettuali del calibro di Curzio Malaparte, Ardengo Soffici, Ottone Rosai e Natalia Aspesi.
Il valore storico e commerciale della sua opera è sancito da traguardi di assoluto rilievo nazionale e internazionale:

Presidenza dell’Accademia di San Luca: Nel 1962 viene insignito della presidenza della prestigiosa accademia romana.

Proiezione Internazionale: Nel 1962 consacra la sua presenza oltreoceano con una celebre mostra personale alla Gallery 63 di New York.

Il Palio di Siena: Senese e contradaiolo della Torre, riceve l’onore di dipingere il Drappellone per il Palio del 16 agosto 1970.

Premio Satira Politica: Nel 1973 viene battezzato come vincitore della primissima edizione del Premio di Forte dei Marmi, nato proprio per celebrare la sua tipologia di genio corrosivo.
La figura di Maccari incarna l’essenza dell’intelligenza popolaresca e colta italiana. Autore di aforismi fulminanti rimasti nella storia del costume (tra cui la celebre massima: «Il fascismo si divide in due parti: il fascismo propriamente detto e l’antifascismo»), la sua opera viene descritta dalla critica come una perfetta sintesi di svagatezza, ferocia e profonda malinconia: una cronistoria per immagini dei mali, dei vizi e delle virtù dell’Italia e dell’Europa contemporanea.

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