Le proteste degli ultimi giorni non sono un fenomeno isolato e imprevedibile. Gli artisti lo avevano già mostrato da diverso tempo nella loro arte.
La Biennale di Venezia 2026 ha evidenziato come l’Arte Contemporanea sia in crisi: in copertina vi era la curatrice, Koyo Kouoh, scomparsa prematuramente il 10 maggio 2025, evento che l’ha resa ancora più centrale nella Biennale di quest’anno. Quando i manager del mondo dell’Arte (direttori, curatori, critici ecc.) finiscono in copertina in eventi tanto grandi e tanto importanti, vuol dire solo una cosa: Arte Debole.
L’Arte è Debole quando smette di comunicare e l’artista inizia a concentrarsi solo sull’“effetto Wow”, per vendere velocemente. L’Arte non è così. Essa vuole tempo, studio, tecnica, capacità d’espressione, colore, prove ed errori ripetuti: vuole dire qualcosa.
Ma quando si mettono i critici da parte e li si trasforma in sponsor da vetrina profumatamente pagati, chi guida l’Arte verso la direzione giusta? Tutto va bene, tutto è ok, tutto funziona!
Ed ecco che gli artisti senza critiche (costruttive) perdono la bussola e l’Arte diviene debole. E qualcuno in copertina deve pur andare: chi? I più forti, quelli che danno un senso alla massa: i manager dell’arte. Con didascalie chilometriche spiegano qualcosa che quell’opera non avrà mai, pur di non far perdere senso all’Arte, pur di non far perdere fiducia nel sistema.
Ma l’Arte Mondiale è in crisi. E quando l’arte mostra così palesemente la crisi del suo mercato globale, vuol dire solo una cosa: politica Debole. E quando la politica è debole, porta a economie deboli. E le economie deboli portano a rivolte, scontri e, infine, forse, guerre.
Ed ecco come l’Arte aveva preannunciato tutto: una crisi senza precedenti nell’epoca contemporanea che va studiata con attenzione in tutti i campi, perché oggi è impossibile pensare di aggiustare qualcosa senza muovere tutto il resto.
L’unica risposta a questo scenario? Continuare a cercare, mostrare e difendere l’Arte che ha ancora qualcosa da dire.
Silvana Marrapodi
